Psicologa | Giornalista | Docente Università | Scrittrice

La newsletter che parla di parole, pensieri e cervelli narrativi

di Marta Pettolino Valfrè

Dove va a finire la moralità?

Moralità

Si parla molto di moralità e soprattutto della sua perdita. C’è chi la vede nella libertà sessuale, chi nella ribellione ai ruoli di genere e chi la deduce dai fatti di cronaca sempre più violenti e diffusi.

Non sembrano esserci più i valori di una volta, non c’è più rispetto, né senso civico. Siamo diventati individui gli uni contro gli altri, per un po’ di popolarità in più o per dimostrare di essere più forti.

Ma è davvero così? La scienza oggi ci suggerisce altro. La moralità in declino sembra essere un’illusione dovuta all’esposizione distorta alle informazioni.

Un’illusione psicologica pronta all’uso, ma a chi conviene?

Studi hanno dimostrato che in almeno 60 nazioni si crede che la moralità diminuisca sempre di più e che lo si crede da almeno 70 anni. Ma perché così tante persone, in diverse parti del mondo, hanno un’opinione così negativa? Questa domanda ha mosso i ricercatori Mastroianni e Gilbert nel dimostrare che la percezione del declino morale sia un’illusione psicologica, e che questa venga attenuata o eliminata quando si pensa a persone che fanno parte della propria vita privata. Come dire, le altre persone non sono gentili, altruiste e oneste, solo io e le mie persone lo siamo. 

La ricerca pubblicata su Nature ha anche dimostrato che questa illusione è pervasiva, duratura, infondata e facilmente producibile. 

Quello che, a mio avviso, è molto pericoloso è proprio la facilità di produzione di questa distorsione, a cui assistiamo tutti i giorni, soprattutto nella propaganda politica. Se io sovraespongo il pubblico a una certa notizia allarmista, questo percepirà che quel problema è più grave di quanto lo sia in realtà e, di conseguenza, attiverà il proprio sistema di allerta legato alla paura. Questo tipo di meccanismo si basa sul bias dell’esposizione, ovvero un errore di ragionamento che porta a stimare in modo sbagliato la gravità o la portata di una tale questione.

Facciamo un esempio: se ogni giorno sento dai tg, giornali e social, di reati commessi da persone straniere, mi convincerò che gli stranieri siano più portati a delinquere che gli italiani e mi convincerò di vivere in un Paese più pericoloso di un tempo. E cosa succederà quando sarò chiamato a dare il mio voto? Che avrò paura e sceglierò chi ha promesso di proteggermi (da cosa mi ha fatto prima ritenere un pericolo) e voterò chi ha puntato la propria retorica sulla lotta all’immigrazione per mantenere i confini e la sicurezza del Paese. Anche se poi è proprio sotto l’operato di quel governo che gli sbarchi aumentano.

A che punto siamo

Ma torniamo alla ricerca. I due studiosi hanno dimostrato che le persone credono che la moralità sia in declino soprattutto quando si stima tale calo in linea generale, ma su questioni specifiche il percepito cambia e si evidenziano progressi sociali, come aver migliorato il trattamento degli afroamericani, delle persone con disabilità fisiche e degli omosessuali. Comportamenti estremamente immorali come massacri, schiavitù e omicidi sono indicatori storici oggettivi e l’analisi suggerisce una diminuzione di questi negli ultimi secoli.

Ma allora perché pensiamo che non sia così? Perché le persone pongono più attenzione alle informazioni negative e i media assecondano questa tendenza concentrandosi in modo sproporzionato sulle persone che si comportano male. E poi c’è anche il fatto che tendiamo a rendere più positivo il passato, dimenticandoci di cose che non lo renderebbero tale o distorcendo le informazioni memorizzate. È così anche con gli o le ex.

A chi conviene un popolo deluso e arrabbiato

Spingerci a pensare che non ci sia più morale e che ormai non ci sia più soluzione perché la società è in declino potrebbe essere anche una facile leva per farci rimanere fermi o peggio per incoraggiarci a misure polarizzate basate sulla forza. Ma se si va indietro nel tempo sappiamo che molti passi avanti sono stati fatti e questo potrebbe portarci pensare che molti altri se ne possano ancora fare, soprattutto verso i diritti in Italia e soprattutto in questo momento nel quale si assiste a una folle retromarcia. 

I due ricercatori concludono con una riflessione sull’America, ma che si può facilmente riferire anche all’Italia:

“Se il basso livello di moralità è motivo di preoccupazione, allora il declino della moralità può essere una vera e propria chiamata alle armi e i leader che promettono di arrestare questo illusorio scivolamento – per così dire, “rendere l’America di nuovo grande” – possono avere un fascino smisurato. I nostri studi indicano che la percezione del declino morale è pervasiva, duratura, infondata e facilmente producibile”.

Un giro di lingua

La parola morale deriva dal latino moralis, der di mos moris «costume». Allora diventa logico che il significato di questa parola sia relativo ai costumi di una società, e che questa delinei anche il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra ciò che è bene e cosa è male, e così via.

Quando ci dicono che una cosa non è morale, chiediamoci sempre se ci sono società in cui potrebbe essere considerata morale, e quanto i nostri pensieri siano viziati dai nostri valori e da quello che la collettività a cui apparteniamo ci ha detto essere giusto in senso universale. Ripensa a i messaggi che riceviamo ogni giorno dalla tv, dalla politica, dalla famiglia, quante volte ci fanno credere che il giusto, il bene e il corretto siano cose date come universali e quindi non mutabili?

Sapere che la moralità è un fatto di costume ci può spingere a farci delle domande su perché in altre collettività molto diverse dalle nostre alcune “regole morali” siano diverse. Ci può addirittura spingere a chiederci perché ci debbano essere regole morali per l’amore, perché qualcuno ci può dire come è giusto amare e come no. O addirittura dirci che se non vogliamo determinate cose che sono moralmente giuste per altre persone allora siamo noi a essere sbagliate e sbagliati: figli, carriera, popolarità, magrezza, e così via.

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